Come avere successo a scuola

I bambini che hanno insuccesso hanno la mente occupata da troppi problemi.
Sono concentrati su tutto.

Hanno il bisogno di trovare il senso di quello che stanno facendo, perché nella loro mente i simboli scritti hanno preso il posto delle immagini. Perciò come i concettuali sono angustiati da problemi del significato dei simboli. Hanno le cifre che frullano loro nella mente. Perché sono stati probabilmente contagiati dalla nostra passione per essi. Cercano spiegazioni che non possono essere trovate e poi agiscono nella vana ricerca della logica. Astraggono, riflettono, congetturano. Soprattutto soffrono.

10 SEGRETI

dei bambini che hanno successo in matematica

Camillo Bortolato

10 SEGRETI

L’attenzione dei ricercatori e degli operatori in ambito riabilitativo scolastico continua a

essere riposta sui bambini che hanno insuccesso in matematica per capirne le ragioni e

intervenire nel modo giusto.

Varrebbe tuttavia la pena rivolgere l’attenzione al fenomeno altrettanto eclatante degli

alunni , che apprendono i numeri e il calcolo senza alcuna difficoltà e senza il nostro aiuto.

Questi bambini senza essere dei concettuali praticano evidentemente la teoria giusta

dell’apprendimento e sarebbero in grado di aiutarci.

1) Primo segreto :disinteressarsi della la disciplina

I bambini che hanno successo in matematica si disinteressano accuratamente del sapere

disciplinare perché avvertono che pure alla disciplina non interessa come avvenga il

calcolo nella loro mente, a contatto con le emozioni e nel segreto del loro intimo.

Perciò si sentono liberi e felici di procedere nelle intuizioni riguardanti il calcolo che

hanno avuto fin dall’età di pochi mesi, come confermano nuovi studi sullo sviluppo

dell’approccio numerico.

Non bisogna diventare dei matematici.

Percepiscono cioè che c’è una indipendenza tra il mondo freddo della disciplina e il

calore in cui avviene la computazione nel proprio animo utilizzando le strategie più

personali .

Perciò se nella linea dei numeri appesa in aula lo spazio tra i numeri è sempre il uguale ,

per loro tra il numero cinque e il sei c’è uno spazio maggiore che tra il sei e il sette.

Il numero sette diventa il secondo della seconda cinquina e il numero otto è intermedio ad

essa.

Il numero nove è il penultimo e riconoscibile in un solo istante senza conteggio partendo

dalla fine cioè dal decimo.

Per loro tutti i numeri hanno tutti una colorazione emotiva che dipende dalla loro

posizione su una linea dei numeri fatta di sole palline dislocate su impronta delle

mani.

2) Secondo segreto : non astrarre ma vedere

I bambini che hanno successo non astraggono come i concettuali, non trascodificano

astraendo , ma vedono le cose nel loro dettaglio analogico, come nella spazio reale.

Se per la disciplina il concetto di numero viene definito come “ l’unica proprietà che non

varia con il variare della posizionalità degli oggetti”, per cui sette mele su un tavolo sono

sempre sette in qualunque posizione siano disposte , per loro la disposizione non è

indifferente. E’ necessario riconoscere che sono sette mele in un solo istante . E ciò è

possibile solo se gli oggetti sono disposte in un dato modo : cinque più due oppure

quattro più tre ecc.

Comprendono che le immagini fruibili per il computo istantaneo mantengono un connubio

tra quantità e qualità .

Nelle operazioni di calcolo mentale quindi non c’è astrazione ma al contrario definizione

sempre più limpida della visione nello spazio interno per permettere il riconoscimento

senza conteggio.

L’astrazione è l’annullamento della visione , la dissoluzione della forma

Essa diverrà utile quando avremo già superato la fase del rendiconto analitico degli

oggetti.

I bambini in difficoltà invece astraggono come viene loro insegnato creandosi delle

immagini concettualizzate delle quantità in cui non c’è forma. . Come i concettuali

credono di vedere, ma non vedono .

3) Terzo segreto : non contare mai

Gli alunni che hanno successo intuiscono che bisogna imparare a non contare mai .

Comprendono perfettamente che il conteggio si può fare solo in presenza del materiale,

ma quando chiudono gli occhi …il materiale sparisce.

A mente si può visualizzare solo fino a tre oggetti: uno, due, tre, e poi essi si dissolvono

cominciando dal primo..

Si dissolvono a causa del tempo limitato che ci è concesso: uno due tre secondi , e poi la

visione sostenuta dall’emozione sfuma.

Questi bambini conoscono bene la loro mente, sono onesti con se stessi : capiscono che

bisogna agire nell’urgenza del tempo che cancella le rappresentazioni dalla nostra

lavagna mentale .

Il calcolo mentale è una rincorsa contro l’esiguità del tempo e dello spazio che ci sono

concessi a livello mentale. Il calcolo intuitivo è il superamento del conteggio. E per fare

presto bisogna utilizzare strategie di ogni sorta.

Capiscono che alla disciplina tutto ciò non importa perché occupandosi solo sulla

correttezza del risultato non si perde con simili fatuità.

I bambini in difficoltà tentano un conteggio mentale impossibile.

4) Quarto segreto: pensare solo alle palline

Hanno successo i bambini che pensano alle palline e non ai numeri, perché i numeri non

esistono , né come idee, né come concetti , né come o simboli o nomi.

Esistono solo le cose configurate nella mente come punti “doz” o palline.

Aderenti ad un piano di realtà , scorrono avanti e indietro nella loro linea dei numeri

mentale, composta di queste palline sapendo sempre dove si trovano rispetto all’ordine

delle mani, sia che trattino con unità,, centinaia o migliaia.

Definiscono poi le posizioni visualizzate con un nome come si fa con la realtà.

Utilizzano cioè solo il codice verbale dei numeri che rimane quello latino.

I compagni meno fortunati sono in difficoltà perché hanno le cifre che vagano per la loro

mente. Si sforzano di dare materializzazione ai concetti o ai nomi.

Fanno mille supposizioni su cosa sia questo benedetto calcolo .

Lo scopriranno nel momento in cui si distraendosi dalle cifre visualizzeranno solo

palline. Si renderanno allora conto della “banalità del calcolo”.

5) Quinto segreto: essere ordinati interamente

I bambini bravi nel calcolo mentale hanno indovinato che oltre a pensare alle palline

bisogna tenerle in ordine. Perciò costruiscono in mente un archivio dotato di stanze

(migliaia), provviste ciascuna di armadi (centinaia ), suddivisi ciascuno in ripiani ( decine)

per riporle.

Quando vogliono andarsi a prendere una pallina come ad esempio la numero 2502

vanno a colpo sicuro nel sesto armadio della terza stanza.

I loro compagni in crisi accumulano le palline alla rinfusa e ogni volta devono contare per

raggiungere quella desiderata.

Non hanno intuito l’esigenza dell’ordine perché nessuno gliel’ha spiegato.

Lo dovranno scoprire da soli.

6) Sesto segreto : non pensare mai alle operazioni

I bambini abili nella risoluzione dei problemi hanno una speciale consapevolezza nel

propendere che non esistono le operazioni canoniche della disciplina.

Le nostre operazioni della mente sono : aggiungere, levare, replicare. Sono “ taglia, copia

incolla” come in windows .

Quando debbono risolvere dei problemi non pensano direttamente alle operazioni

disciplinari : esse sono solo una serie di strumenti da scegliere alla fine per espletare il

computo che potrebbe anche essere svolto a mente senza di esse. Prima di un secolo fa non

esistevano come le conosciamo noi e ne potremmo inventare di altre. Quelle della mente

sono invece sempre le stesse.

E inoltre questi bambini comprendono che anche il calcolo scritto non è altro che calcolo

mentale scomposto, frazionato, segmentato. La divisione come algoritmo scritto è un

conglomerato di svariate operazioni più piccole di diverso segno.

In pratica facciamo sempre le stesse cose perché la mente è sempre la stessa.

Gli alunni che soffrono nei problemi pensano direttamente alle operazioni della disciplina

e cercano di indovinarle. Sono proni alla disciplina perché le fanno proprie a livello

psicologico.

7) Settimo segreto : disinteressarsi della scrittura dei numeri

Un ulteriore segreto che i bambini bravi non ci rivelano , per non inimicarsi , è che si

disinteressano della scrittura dei numeri e delle nostre giustificazioni in suo favore,

perché percepiscono che essa è indipendente e indifferente rispetto al calcolo mentale che

già sanno espletare.

Riflettono sul fatto che per calcolare a mente non hanno avuto bisogno delle cifre scritte

concludendo che esse sono finalizzate solo al calcolo scritto.

Servono solo ad espletare il calcolo scritto, quando la mente non ce la fa per eccessiva

complessità. Allora il ricorso a carta e inchiostro si configura come una protesi della

nostra limitata memoria di lavoro.

Nel calcolo scritto frazioniamo il calcolo in tanti più piccoli che alla fine ci danno il

risultato finale come una sorpresa . L’introduzione di questa scrittura ha avuto proprio

questo merito : una facilità estrema nel calcolo scritto. E’ il motivo per cui è tanto

ossequiata.

Ma questi bambini avvertono che c’è qualcosa di strano e artificiale in questa

innovazione, qualcosa che altera l’istintività della percezione .

Con l’introduzione dello zero che è un assurdo visivo, e con il cambio che non permette

mai il riempimento della decina, questa scrittura è l’alterazione sistematica della

decimalità, che per quanto venga rievocata , appartiene solo al passato cioè al rapporto

analogico della scrittura latina con la semantica..

Di fronte alle spiegazioni retrospettive dell’insegnante rimangono guardinghi. Non si

porranno mai problema di giustificare la scrittura a nove cifre, trattando i numeri scritti

come delle etichette .

Nella loro mente non faranno mai il cambio e il 100 sarà uguale al cento che avevano in

mente senza bisogno di spiegare la presenza degli zeri..

Comprendono che questa scrittura va utilizzate, ma non investigata .

Questa scrittura è solo un discorso interno alla scrittura

Gli altri compagni meno accorti ascoltano l’insegnante che si fa affascinare dalla

questione della scrittura e inventa una semantica di ritorno per renderla coerente alla

visione.

8) Ottavo segreto : considerare il calcolo scritto come calcolo cieco

I bambini che hanno successo nel calcolo mentale pensano alle palline , ma quando

operano nel calcolo scritto hanno gli occhi aperti solo sulle cifre scritte e sulle procedure

da impiegare per raggiungere i risultati come un gioco cieco.

Abbandonano la visione strategica e personale per seguire procedure che gli sono state

imposte. Del resto sono contenti perché questo calcolo scomposto è più facile di quello

mentale. Godono della possibilità di trattare entità numeriche rilevanti come se si trattasse

sempre di operare con unità. Sentono gratitudine per chi ha inventato questi meccanismi

prodigiosi che risparmiano loro la fatica della rappresentazione mentale .

I bambini in difficoltà si preoccupano indistintamente per tutto .

Seguono gli insegnanti che cercano di recuperare valore semantico queste operazioni.

Il calcolo scritto è calcolo cieco e tale deve rimanere.

La distinzione tra calcolo scritto e calcolo mentale è la principale passo per iniziare a

discriminare ciò che è interno ed esterno a noi.

9) Nono segreto : saper chiudere gli occhi

I bambini abili nel calcolo hanno lo sguardo limpido e sereno che punta su noi..

Ma poi lo distolgono come per assentarsi, rivolgendolo internamente la loro attenzione .

Hanno lo sguardo alternatamene dentro e fuori.

I bambini in difficoltà hanno l’attenzione centrata sempre sull’esterno perché il loro

schermo è muto. Vagano per la stanza in cerca di riferimenti perché hanno paura

chiudendo gli occhi di smarrirsi. Più li richiamiamo all’attenzione più aprono gli occhi .

Devono imparare a chiudere gli occhi e dobbiamo obbligarli a farlo .

Per fare una prova chiediamogli di chiudere gli occhi e pensare alla linea dei numeri.

Chiediamogli poi di disegnare venti palline disposte come nella Linea del 20.

Osserviamo ciò che hanno disegnato. Quando vedremo che hanno osservato la

separazione tra il cinque e il sei avremmo capito che hanno cominciato a vedere

interiormente.

Hanno intuito cos’è il calcolo.

Questo un test andrebbe inserito, come primo passo, in ogni protocollo di intervento

riabilitativo

Il metodo intuitivo è accendere una luce interiore.

10) Decimo segreto: avere gratitudine

Sincronizzarsi, stare bene in ogni momento, essere in equilibrio ad ogni respiro: questa è la

regola dei bambini che hanno successo. Comprendono che, al contrario della tensione,

serve lasciarsi andare alla spontaneità della visione dimenticano se stessi, come nel

gioco. La conoscenza arriverà da dietro puntuale, come una luce.

Ogni operatore deve avere la consapevolezza che bisogna fare pochissimo perché ciò

succeda. Quando è nella sintesi e nel silenzio il bambino può intuisce i suoi pensieri e

hanno entrambi un senso di stupore e gratitudine per questo mistero.

fonte: http://www.camillobortolato.it

 

 
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